Il Casello della Scala dei Turchi

 

 

 

Il monastero di Santo Spirito di Agrigento

Il monastero di S. Spirito è il più noto fra tutti i monumenti medievali rimasti ad Agrigento. L'insieme di questo edificio, ricco di bellezze artistiche, associa i diversi elementi predominanti dell'arte romanica e bizantina, araba, normanna, gotico‑sveva, aragonese e catalana.

Si deve all'agrigentina Marchisia di Prefolio, moglie del palermitano Federico I Chiaramonte (nobile famiglia di origine normanna), la fondazione di questa che è la più imponente delle fabbriche chiaramontane del territorio agrigentino: ciò è attestato nell'atto di donazione del 1299. Dalle testimonianze pervenute si fa risalire la costruzione effettiva intorno al 1290, poiché si sa con certezza che nel 1295 il monastero era già costruito ed abitato. Nel Medioevo divenne vero centro di cultura. Gli agrigentini lo denominarono, per la sua dimensione e la sua fama, "Bataranni" (Badia grande).

Nel 1866 gran parte dell'edificio divenne proprietà dello Stato e nel 1916 del Comune di Agrigento con l'obbligo di destinarlo a sede di istituzioni "che avessero la possibilità di tutelarne l'integrità e la conservazione". Le azioni belliche lo danneggiarono gravemente.

Al suo interno è possibile ammirare il Chiostro: al centro del giardino si trova una fontana con caratteri trecenteschi, mentre su un lato due archi sostengono una parete della chiesa, tra questi è l'accesso alla cripta della stessa.

La Cappella ha il portale con doppio archivolto a tori e gole, capitelli delle colonnine ornati con cespi di palmette sottilmente traforate; pianta quadrangolare e copertura con volta a crociera costruita a piccoli conci su quattro costoloni snelli e tagliati a spigolo vivo ornati sulla chiave da una gemma a doppia rosetta; costoloni su pilastri angolari sfaccettati, ornati da capitelli a doppio ordine di foglie; all'altezza dell'imposta della volta c'è una cornice trasversale che sulla parete orientale si flette verso l'alto per includere l'arco a sesto acuto, con motivi a zig zag e a dente di sega, della nicchia absidale con resti di affreschi che rappresentano la passione di Cristo; detto arco è ornato da doppio archivolto impostato su colonnine, costituito da due fasce intagliate a linee spezzate. Adesso ospita il presepe artistico di Roberto Vanadia che riproduce il quartiere del centro storico di Agrigento "Rabato".

L'Aula capitolare (m. 9 x 8): ha il portale, con decorazioni zigzaganti di gusto orientaleggiante, fiancheggiato da due ampie e sontuose finestre bifore, con triplice ordine di colonnine centrali e laterali, è attraversata da grossi archi ogivali a crociera e presenta, in fondo, un arco finemente sagomato.

Il Refettorio (m. 36 x 9): ha finestre monofore ed una finestra bifora a sud, all'interno archi ogivali. Ospita una parte della pinacoteca del Museo civico.

Al primo piano: con accesso dal portale a piano vi è il Dormitorio (m. 36 x 9), che ricalca la pianta del refettorio, ha finestre bifore e monofore incorniciate con blocchi di pietra calcarea da intaglio alternati all'arenaria agrigentina in modo da produrre un effetto di dicromia, all'interno archi a sesto acuto del '600, soffitto ligneo a cassettoni e capriate e nicchie destinate a ripostigli o cappellette. Questo ambiente ospita:

• una tela raffigurante "Madonna col Bambino" (1590) della scuola del Gagini

• la Collezione "Sinatra": Paesaggi di Francesco Lojacono e altri temi della pittura siciliana tra '800 e '900 in allievi e epigoni.

Crocifisso ligneo e crocifisso marmoreo del '400

Nella Sala detta dei marmi si trovano, invece, un crocifisso marmoreo del '400, con base decorata a foglie con lo stemma della famiglia dei Montaperto ed incorniciato da stipiti ed architrave, riportante lo stemma della famiglia Pugiades, sorretto da putti alati.

La Sala detta dei cassettoni: presenta resti di affreschi medievali e ospita ceramiche di tradizione araba.

La Sala detta della Badessa o della Torre: ha struttura simile alla cappella con volta a crociera ed agli angoli colonnine con capitelli, all'incrocio degli archi del tetto c'è una rosetta, sulle pareti: due feritoie. Ospita:

• crocifisso ligneo del '400 con dipinte a tempera le figure del Cristo, della Madonna e di san Giovanni, l'albero del bene e del male, il serpente ed il pellicano che nutre i suoi piccoli

• statue di santi.

Al secondo piano:

Sezione etno‑antropologica "Antonino De Gubernatis": comprende

• oggetti della civiltà contadina e delle tradizioni popolari siciliane: suppellettili (fiaschi, lucerne, serbatoi ceramici per lavabo, recipienti in argilla smaltata, sculture in osso, oggetti in peltro), oggetti di gioco (anche in cartapesta), presepi in avorio, madreperla e corallo, ex‑voto, immaginette e statuine votive (vetrina dedicata ai culti popolari locali), strumenti di lavoro, strumenti di misura, strumenti musicali popolari (tamburi, cornamuse, flauti pastorali, triangoli, etc.), capi di vestiario, ricostruzioni d'ambienti;

• ceramiche del XVIII secolo.

La comunità cistercense che vive nella parte più moderna del complesso monumentale si è recentemente dotata di un sito web dove potrete trovare ulteriori informazioni. http://www.santospiritoag.com/

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