IL CASELLO  DELLA SCALA DEI TURCHI

Un soggiorno  al mare.!! La Scala dei Turchi e le spiaggie del litorale sono il posto ideale ,mentre le nostre case dotate di ogni  confort sono il completamento per una  vacanza rilassante .  home

La Scala dei Turchi

                                                                                                                                                                              

La Scala è un'amena scogliera di marna, una roccia sedimentaria a grana fine formata da calcare e argilla dal caratteristico colore bianco, sulla quale il vento e la pioggia hanno scavato una gradinata naturale.

Lo spettacolo è unico, il bianco degli scogli reso più forte dalla luce del sole si introduce tra l'azzurro del cielo e il blu del mare: un vero paradiso.

Le acque sottostanti sono di una trasparenza unica e accolgono in estate numerosi bagnanti e amanti della tintarella.

Secondo un'antica leggenda i corsari saraceni, dopo aver ormeggiato le loro navi nelle acque protette dalla Scala, si arrampicarono tra gli anfratti e le insenature raggiungendo la cima della scogliera. Poi razziarano beni di ogni sorta dai villaggi del luogo.
È poco probabile che i Turchi fossero giunti fin qui, ma l'immagine popolare ha finito per prevalere.

Alla Scala dei Turchi è legata anche un'altra leggenda: a circa duecento metri dalla riva affiorano due scogli, "u zitu" e "a zita", che ricordano la storia di due giovani innamorati del posto.

Andrea Camilleri, nato e cresciuto a Porto Empedocle ha voluto fornirne una descrizione in uno dei suoi più famosi romanzi che vedono protagonista il commissario Montalbano.

"Montalbano finì il gelato di cassata, pagò alla cassa, niscì, pigliò la machina che aviva lasciata poco distante e partì verso la Scala dei Turchi.

Seguendo le istruzioni del cammareri, a un certo punto girò a mancina, fece qualche metro di strata aspalata in discesa e si fermò. La strata non proseguiva, abbisognava caminare sulla rina. Si levò le scarpe e le quasette che lasciò in machina, la chiuì, si rimboccò l’orlo dei pantaloni e raggiunse la ripa del mare. L’acqua era frisca, ma non fridda. Passato un promontorio, la Scala dei Turchi gli apparse ‘mprovvisa.

Se l’arricordava assai più imponenti, quanno si è nichi tutto ci appare più granni della realtà. Ma anche accussì ridimensionata conservava la sua sorprendente billizza. Il profilo della parte più alta della collina di marna candida s’incideva contro l’azzurro del cielo terso, senza una nuvola, ed era incoronato da siepi di un verde intenso. Nella parte più bassa, la punta formata dagli ultimi gradoni che sprofondavano nel blu chiaro del mare, pigliata in pieno dal sole, si tingeva, sbrilluccicando, di sfumature che tendevano al rosa carrico. Invece la zona più arretrata del costone poggiava tutta sul giallo della rina. Montalbano si sentì sturduto dall’eccesso dei colori, vere e proprie grida, tanto che dovette per un attimo inserrare l’occhi e tapparsi le orecchie con le mano. C’era ancora un centinaro di metri per arrivare alla base della collina, ma preferì ammirarla a distanza: si scantava di venirsi a trovare nella reale irrealtà di un quadro, di una pittura, d’addivintare lui stesso una macchia – certamente stonata – di colore.

S’assittò sulla sabbia asciutta, affatato. E accussì stette, fumandosi una sigaretta appresso all’altra, perso a taliare le variazioni della tinteggiatura del sole, via via che andava calando, sui gradoni più bassi della Scala dei Turchi."

 

dal romanzo di Andrea Camilleri, "La prima indagine di Montalbano"

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